Tracklisting Revealed To Brotha Lynch Hung's "Coathangastrangla"

posted Tuesday March 15 ,2011 at 09:00AM CDT | 3 comments

Tracklisting Revealed To Brotha Lynch Hung's

UPDATE #2: Tech N9ne and longtime affiliates First Degree The D.E. and Tall Cann G check in for the second go-'round in BLH's Strange Music trilogy.

Sacramento, California veteran Gangsta Rap emcee Brotha Lynch Hung released Dinner and a Movie last year. The album served as a comeback to the onetime X-Raided protege who recently signed with Tech N9ne's Strange Music imprint. After over a decade removed from the Top 200 charts, Dinner and a Movie debuted at #64, and made HipHopDX's Top 25 Albums of 2010 feature.

New advertising from Strange Music has confirmed that the follow-up to Dinner and a Movie in a planned trilogy, Coathangastrangla, will release in March, 2011 April 5, 2011. The third album in the series, will be reportedly called Mandible Lector, and is planned for 2012.

Last year, Lynch told HipHopDX about the trilogy: "These three albums are connected together, and we'll release them as a three pack later just so you can have the whole movie. It's about a serial killer, a regular guy during the day who ends up turning into a serial killer in response to all the bad stuff in his life. People are not gonna all the way understand from this first album, but if they catch on they'll buy all three. It's chapter one out of three."

(January 3)

UPDATE: Strange Music has released the cover art, pictured above.

(February 3)

UPDATE #2: The tracklisting to Brotha Lynch Hung's Coathangastrangla is as follows:

1. Working Late (Skit)

2. The Coathanga (feat. COS)

3. Mannibalector (feat. Crookwood & COS)

4. Look What I Did (Skit)

5. Look It's A Dead Body

6. Sooner Or Later (feat. Mr. Blap)

7. Fucc Off Again (Skit)

8. Suicide Watch (feat. Devious, Lauren Brinson, First Degree The D.E., & Don Rob)

9. Spit It Out (feat. COS)

10. Red Dead Bodies (feat. G-Macc)

11. Blinded By Desire (feat. Lauren Brinson)

12. Friday Night (feat. COS)

13. The Visit (Skit)

14. I C U (feat. Tech N9ne)

15. I'm Not Perfect (feat. G-Macc, COS, & Crookwood)

16. I Don't Think My Momma Ever Loved Me (feat. Mr. Blap & Irv Da Phenom)

17. Eating Fingers (Skit)

18. Therapy Session (feat. Bleezo, Big NoLove, Sav Sicc, & Skitzo)

19. It Happens (feat. First Degree The D.E. & Tall Cann G)

20. Takin' Online Orders (feat. Tech N9ne)

21. Outro (Skit)

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    Un giorno, venne a Bonito, il suo e il mio paese in Irpinia. Era il 1939. Forse, Salvatore Ferragamo era già tornato al paesello da quando se n' era partito nel 1914, a sedici anni, sul piroscafo Stampalia, emigrante non per fame ma per l' idea di fare meglio il proprio mestiere di ciabattino, emigrante che aveva dato fondo a ogni suo risparmio per acchittarsi in un cappotto di gabardine con il collo di pelliccia e accompagnamento di ombrello da passeggio. Se era tornato, io ero troppo bambina per ricordarlo e non era stato un evento. Quella volta, invece, lo festeggiarono come s' usa per un figlio che si è conquistato un posto al sole. La banda, i fiori, la folla, il discorso del sindaco Miletti che era mio padre, il medico condotto di Bonito. Non avevo ancora vent' anni. Salvatore aveva appena compiuto i quaranta. Per qualche tempo, papà imprecò a quel giorno. Innamorarsi di un quarantenne, di un uomo di mezza età, perché allora i quaranta erano visti così, quasi già minacciati dalla vecchiaia. Volerlo a tutti i costi sposare. Sperò che fosse un' infatuazione passeggera per la leggenda Ferragamo che poteva inebriare qualsiasi donna, figurarsi una ragazza di un borgo della profonda Irpinia. Quell' uomo, piccolo, non bello, ma esplodente di intelligenza e vitalità, era già stato celebrato da tutti i giornali del mondo. Non c' era chi non sapesse la sua storia, la sua favola vera. Era l' undicesimo di quattordici figli che male campavano del lavoro paterno su due piccoli poderi. Avrebbe voluto andare a bottega da Luigi Festa, il calzolaio. Ma il padre era convinto che imparare quel mestiere non sarebbe stata una buona credenziale per l' emigrazione, destino, allora, della mia terra. Se n' erano già andati in America molti dei suoi fratelli. Venne il giorno della prima comunione di Giuseppina e Rosina, le sorelle più piccole. Soldi, per due paia di scarpe, non ce n' erano. Gli zoccoli sarebbero stati un disdoro. Di nascosto, Salvatore si fece prestare due forme, colla, bullette, cartone e scampoli di grossa tela bianca e, nottetempo, combinò quattro scarpette da giorno di festa. L' indomani, il padre gli permise di fare l' apprendista calzolaio. Salvatore assorbì in fretta tutto quel che Festa poteva insegnarli. Aveva un' istintiva abilità per i modelli da signora, per i tacchi alti a strati di cuoio sovrapposti. Il padrone già stava mollando la responsabilità del negozio a quel bambino che s' era ormai guadagnato un futuro, piccolissimo ma garantito. A Salvatore non bastava. Non era megalomania, né presunzione. Lo avrei capito nei vent' anni del nostro matrimonio. Era un uomo senza spocchie e di una straordinaria generosità, anche verso le proprie idee. Vedeva lontano e in grande. Allora, vide, capì che doveva imparare altro. Aveva dieci anni e prese la strada di Napoli, dei calzolai del centro. Anche se, allora, la povertà dalle nostre parti costringeva a uscire prestissimo dall' infanzia, il piccolo Salvatore era un bambino prodigio. Lo si dice per i pianisti, per i violinisti, per i matematici. Perché non dirlo per un ciabattino che a, undici anni, sapeva quasi tutto del mestiere e, rientrato a Bonito, si mise in proprio con qualche soldo strappato allo scetticismo di un vecchio zio prete: una stanza, una vetrina di fronte alla chiesa e cinque lavoranti? Dopo qualche incredulità perché il figlio di Mariantonia era davvero piccirillo, le borghesi di Bonito gli affidarono le loro ansie di eleganza. Anche mia madre. Quando, una trentina d' anni dopo, ci sposammo, Salvatore mi disse che non aveva mai saldato il conto di certi sandali. Il guaglione mantiene se stesso, la madre rimasta vedova e riesce a risparmiare qualche lira. Potrebbe vivacchiare in paese. Ma resiste solo cinque anni. Ha bisogno di altri orizzonti. Emigra. Sul transatlantico, per passare dal terzo ponte al secondo, spende diciannove dollari dei venti che bisogna mostrare ai funzionari di Ellys Island per ottenere il visto d' ingresso negli Stati Uniti. Arrotola un po' di carta e copre il tutto con il dollaro che gli è rimasto. Non se ne accorgono. Ha di fronte New York, l' America e un posto sicuro che il fratello Alfonsino gli ha procurato alla Queen Quality Shoe Company di Boston, una fabbrica automatizzata di calzature. Salvatore non sa una parola d' inglese, ha un solo dollaro, si è catapultato in un mondo sconosciuto. Ha quell' occasione, ma la rifiuta perché vede scarpe pesanti, tozze, goffe e ha un' idea nobile del mestiere. Raggiunge i fratelli all' Ovest e li convince a investire quel che possono in un negozio di risuolature a Santa Barbara, vicino agli studios del pionierismo cinematografico. stato sempre così. Si buttava, senza badare alle cifre, ai rischi. Il suo era l' ottimismo del talento. Sapeva di valere. Non furono soltanto risolature. Il trovarobe dell' America Films Company si lamentava degli stivali per le pellicole western. Erano mal fatti e mordevano il piede. Salvatore lo seppe. Tentò, ne fece alcune paia. Cecil B. DeMille disse: Il west sarebbe stato conquistato prima, se ci fossero stati questi stivali. Fu la consacrazione. La realtà cominciò a prendere i colori e i contenuti delle favole. Lottie Pickford fu la prima diva a ordinare un original Ferragamo in capretto marrone. Pola Negri gli ordinò decine di decolleté bianche da tingere all' istante secondo le occasioni. Clara Bow, la bomba sexy di quegli anni, chiese alla sua sapienza scarpe in grado di mimetizzare l' immensità dei suoi piedi, John Barrymore, che i piedi li aveva piatti, qualche plantare correttivo. Il successo lo induce a trasferire la bottega da Santa Barbara a Hollywood, insieme al baraccone del cinema che trasloca per motivi fiscali. Salvatore a creare sandali lavanda pallida con tacchi punteggiati di strass per il debutto mondano di Jean Harlow, nascente stella. Sono suoi i tacchi a turacciolo per Gloria Swanson, i mocassini di Douglas Fairbanks. La domanda lo convince ad allearsi all' industria per una linea Ferragamo in piccola serie. Le scarpe, che ne escono, piacciono tanto da non durare che lo spazio di un mattino sui banconi dei grandi magazzini. Ma a Salvatore fanno schifo. Più tardi dirà: Erano una vergogna. Vuole inventare qualcosa per rispondere all' imperativo di una produzione non di piccolissimi numeri, senza rinunciare alla qualità. Rifiuta le macchine. Pensa a una catena di montaggio artigianale: tanti calzolai divisi in squadre che si occupino, ognuna, di una fase del lavoro. Sembrava l' uovo di Colombo, soprattutto se l' idea fosse stata esportata in Italia, dove c' era ancora un esercito di artigiani. Lo fece. Fu un disastro. Faticò a trovare proseliti perché l' iniziativa pareva troppo rivoluzionaria. Solo a Firenze riuscì a radunare, in un fondaco di via Mannelli, una sessantina di lavoranti e varò il primo calzaturificio di scarpe a mano in grande serie. Era il 1927. C' era in lui anche una dimensione americana, da nuova frontiera, da tutto è possibile. Ma non resse alla chiusura del rubinetto americano per la crisi del 1929, per il crollo di Wall Street. Non ci fu salvagente possibile. Nel 1933, è il fallimento. Non me lo confessò mai, ma forse, quel giorno, pensò al prezzo che aveva dovuto pagare al suo perfezionismo, al suo non accontentarsi mai. Di certo, non ebbe rimpianti perché non era uomo da rimpianti, ma da futuro. In via Mannelli, gli ufficiali giudiziari avevano chiuso la fabbrica con i sigilli. Sul marciapiede, sei uomini e una donna aspettavano il capo per ricominciare. Erano i suoi più giovani lavoranti. Fu la solidarietà di quegli operai a restituirgli morale. Si misero al lavoro nel cortile. Salvatore ricomincia da zero e risale velocemente dall' abisso. Wally Simpson affronta lo scandalo del Novecento calzando le Ferragamo. La Maharani di Cooch Behar ordina cento modelli. I calli di Mussolini non sopportano che i suoi stivali. tempo di sanzioni, d' autarchia. Le difficoltà moltiplicano la sua creatività. Non c' è più la pelle di capretto? Inventa la tomaia di carta trasparente per i sandali da sera: la intreccia e la mischia a fili colorati d' oro e d' argento. scadente l' acciaio che a lamelle deve incorporare nella suola all' altezza dell' arco del piede, come dettano i suoi studi di anatomia? Allora, ecco la più fantastica scarpa del Novecento, quella a zeppa con il tacco di sughero a riempire tutto lo spazio dal calcagno alle punta delle dita. Io, ragazza di Bonito, lo conobbi allora. Non fu un' infatuazione come sperava mio padre. Di Salvatore Ferragamo ci si poteva soltanto innamorare. E fu amore vero, amore sublimato da sei figli. ancora amore, quaranta e più anni dalla sua morte. Non era megalomane né presuntuoso, ma molto generoso Anche verso le proprie idee La sua svolta avvenne quando realizzò le calzature per la comunione delle sorelle IL MUSEO L' arte si racconta in diecimila modelli Nella loro storica dimora fiorentina, (Palazzo Spini Feroni, costruzione del ' 200, acquistata nel 1938 per 3 milioni e 400 mila lire), i Ferragamo hanno realizzato un Museo: uno spazio che documenta in grande stile l' arte della calzatura nel ' 900, attraverso tutta la produzione della Casa, consultabile anche da postazioni multimediali. Sono raccolti bozzetti, foto, oggetti e oltre diecimila scarpe firmate da Ferragamo. Ci sono i modelli indossati da Marilyn Monroe, quelli per il film I dieci Comandamenti nel ' 23, i famosi sandali con la zeppa in sughero, le calzature realizzate per Marlene Dietrich e Madonna, per Audrey Hepburn o Greta Garbo. Il Museo Ferragamo è a Firenze, in via dei Tornabuoni 2: orari 9 13, 14 18; ingresso libero; chiuso sabato e domenica; tel. 055.33.60.456.
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